SERVIZI AMBIENTALI

       
stampa

Compostaggio

Il riciclaggio dei rifiuti organici

Circa il 30% dei rifiuti urbani è costituito dai cosiddetti rifiuti organici, provenienti principalmente dagli scarti alimentari di cucina (sia domestici che da mense e ristoranti), dalla gestione dei giardini pubblici e privati (sfalci, potature, foglie) e dai mercati (scarti ortofrutticoli).

Si tratta quindi di una grande quantità di materiale: tanto per fare un esempio, ASET, nel 2013, ha raccolto oltre 20.000 tonnellate di questa tipologia di rifiuti. Non è quindi un problema di poco conto!

Riciclare questi rifiuti non è solo un obbligo di legge ma conviene sotto molti punti di vista: diminuisce il fabbisogno di discariche, si riducono i costi di smaltimento, si evita la produzione di inquinanti (odori e percolato in discarica o eventuale bruciatura di questi scarti), si recupera energia e materia, ottenendo alla fine un prezioso materiale, il compost, utile a mantenere e ripristinare la fertilità dei suoli, oggi soggetti ad un progressivo impoverimento di sostanza organica.

I vari tipi di compostaggio

L’attività di riciclaggio della materia organica non più utilizzabile (rifiuti organici) si chiama compostaggio; in pratica viene riprodotto, in forma controllata ed accelerata, il ciclo naturale di decomposizione della sostanza organica; tale compito è affidato agli organismi decompositori (batteri, funghi, insetti, acari, lombrichi, ecc.) che, attraverso il loro lavoro, consentono la trasformazione dei principali elementi chimici dalla forma “vivente” alla forma minerale, in modo da poter ritornare a disposizione degli organismi fotosintetizzanti (piante) sotto forma di “concime”.

In altre parole gli organismi decompositori permettono di chiudere il ciclo della materia utilizzata dagli organismi viventi.

Tale operazione può essere condotta in ambito domestico (compostaggio domestico), nelle aziende agrarie in sostituzione del letame (compostaggio aziendale), o in appositi impianti aventi grande capacità di trattamento (compostaggio industriale).

In ogni caso il processo avviene in presenza di aria (ambiente aerobico). La decomposizione aerobica non crea odori sgradevoli come invece si verifica nella decomposizione anaerobica di tipo fermentativo incontrollato (processo che avviene in discarica).

Gli impianti di compostaggio (vecchi e nuovi)

Nei decenni passati, quando ancora non esisteva la Raccolta Differenziata, per il recupero di questi rifiuti, si erano costruiti degli impianti che prevedevano: la triturazione dei rifiuti indifferenziati (i sacchi della spazzatura), la separazione delle frazioni non organiche (ad esempio i metalli) ed il successivo compostaggio della frazione organica così separata. Il contatto dei materiali organici con i rifiuti pericolosi, quali pile, farmaci, prodotti chimici di uso domestico, ecc. (purtroppo sempre presenti nei rifiuti urbani), provocava però un loro inquinamento, producendo un compost contaminato e di scarsa qualità agronomica; inoltre la presenza di residui di vetro e plastica ha contribuito a creare una “cattiva fama” al compost.

Oggi, con l'avvento e l'implementazione dei sistemi di raccolta differenziata, l'attività di separazione e raccolta distinta dei rifiuti organici, svolta dai cittadini e dalle aziende di gestione dei rifiuti a monte dei processi di trattamento, permette di ottenere un materiale (c.d. FORSU - Frazione Organica dei Rifiuti Solidi Urbani) selezionato ed esente da contaminazioni, da avviare ad impianti dedicati al recupero e produzione del compost. Gli impianti di nuova concezione, mediante un attento controllo dei parametri di processo (temperatura, umidità, ossigeno), consentono di ottimizzare i vari passaggi di trattamento, ridurre i tempi ed i costi di lavorazione, garantendo la qualità del prodotto finale.

Oggi son sempre più diffusi impianti integrati che - previo trattamento della FORSU in appositi reattori chiamati "digestori" - sfruttano la potenzialità di produzione di biogas della FORSU in condizioni anaerobiche, biogas successivamente sfruttato per la produzione di energia elettrica o convertito in biometano per autotrazione o riscaldamento.

In questo modo si recupera anche energia dalla FORSU, prima di avviare il prodotto residuo, c.d. "digestato" al successivo e finale stadio di produzione del compost.

A seconda della tipologia di impianti e tecnologie impiegate, il materiale organico - preventivamente triturato e sfibrato - viene posto in cumuli, nei quali si realizza la bio-ossidazione di suoi componenti, con consumo di ossigeno, innalzamento della temperatura (sino a 60-70° C) e conseguente eliminazione degli organismi patogeni. La massa deve essere periodicamente rivoltata ed areata per garantire una adeguata disponibilità di ossigeno. Al termine di questa fase si ottiene un compost "fresco" ricco di elementi nutritivi, già utilizzabile quindi perchè ad alto potere concimante.

Segue una fase di "stagionatura", al termine del quale si ottiene un compost cosidetto "maturo", ricco di humus; il materiale compostato diviene cioè biologicamente stabile ed è pronto per essere utilizzato come terriccio.
Successive fasi di vagliatura (mediante un vaglio rotante) garantiscono l'allontanamento degli scarti e la raffinazione del compost.

I prodotti ottenuti

A seconda della tipologia di scarti utilizzata per la produzione del compost si ottengono diversi tipi di prodotti, aventi diverse caratteristiche agronomiche;la normativa attuale li definisce ammendanti compostati e li distingue in:

  • Ammendante Compostato Verde (ACV) proveniente da rifiuti organici esclusivamente di natura vegetale, es. scarti di aree verdi pubbliche e private (potature, sfalci, foglie);
  • Ammendante Composto Misto (ACM): è il compost prodotto dalla FORSU racconta separatamente tramite l'attivazione di specifiche raccolte differenziate (scarti organici domestici, di mense e ristoranti, dei mercati, degli orti), dal digestato di trattamento anaerobico (con esclusione di quello proveniente dal trattamento del rifiuto indifferenziato), rifiuti di origine animale compresi reflu zootecnici, rifiuti di attività agoindustriali e la lavorazione del legno e del tessile naturale non trattati, nonchè delle matrici previste per l'ACV;
  • Ammendante Compostato con Fanghi (ACF): proveniente dalla trasformazione e stabilizzazione di reflui e fanghi, nonchè dalle matrici previste per l'ACM.

Tutti i compost, anche se aventi caratteristiche agronomiche diverse, contribuiscono in maniera importante alla lotta alla desertificazione dei suoli e al ripristino del naturale contenuto di carbonio organico e della fertilità dei terreni.

Impegno di ASET

ASET è da anni impegnata nel processo di riduzione dei RUB (Rifiuti Urbani Biodegradabili) in ossequio alle prescrizioni normative vigenti e sta ottenendo ottimi risultati nell'intercettazione di tali frazioni, mantenendosi perfettamente in linea con gli obiettivi di progressiva diminuzione fissati dalla norma.

Il merito è equamente diviso tra i lusinghieri risultati raggiunti dalle raccolte differenziate implementate nei Comuni soci e l'attivazione - fin dal 2010 - di una piattaforma dedicata alla lavorazione di sfalci e potature presso la discarica di Monteschiantello, situata nel Comune di Fano.

Il compostaggio

Questa piattaforma opera in sigergia con i Centri di Raccolta Differenziata esistenti sul territorio, permettendo a questi di continuare ad espletare il proprio servizio specificatamente riservato ai cittadini e alle utenze domestiche, mentre i grandi flussi di verde prodotto da ditte, Enti, ecc. vengono lavorati direttamente sulla piattaforma dedicata in Discarica, con notevoli vantaggi sopratutto per le aziende del settore floro-vivaistico e di manutenzione del verde.

Sulla piazzola sopradescritta viene effettuata essenzialmente una attività di selezione e riduzione volumetrica del materiale conferito, al fine di elevare la qualità del materiale avviato a recupero ed ottimizzare i trasporti presso gli impianti di trattamento dedicati, attualmente fuori provincia.

L'obiettivo aziendale, in linea con le necessità del territorio, è senz'altro quello di aumentare la propria dotazione impiantistica, per raggiungere l'autonomia anche nella gestione delle frazioni merceologiche raccolte separatamente.