Discarica controllata per rifiuti non pericolosi

Vista aerea dell'impianto (Luglio 2007) - Si riconoscono il Bacino 1 (area inerbita) ed il Bacino 2 (lotto in coltivazione)


Descrizione dell’impianto

La Discarica di Fano, ai sensi del D.Lgs. 36/2003, è classificata come “Discarica per rifiuti non pericolosi”.
L’impianto, meglio noto come Discarica di Monteschiantello, prende il nome dal sito in cui è stato realizzato; si tratta di una vallecola nascosta posta in zona rurale ai confini del Comune di Fano, utilizzata in passato come cava di argilla per la produzione di laterizi.
Il sito risulta ottimale per l’inserimento di un impianto di questo tipo, specie dal punto di vista geologico; la discarica è infatti situata all’interno di una formazione pliocenica costituita da una successione di argille marnose, caratterizzate da una bassissima permeabilità idraulica e da assenza di falda acquifera.
L’impianto si estende su una superficie di 25 ettari; il primo lotto (denominato Bacino 1) è stato aperto nel 1978 nella porzione più alta della valle ed è stato utilizzato fino al 1995, con uno deposito di circa 1.500.000 tonnellate di rifiuti.
Detta area oggi è stata completamente sigillata ed inerbita, restituendola così all’ambiente naturale (vedi foto panoramica).
Nel 1996 è stato aperto un nuovo lotto (Bacino 2), a valle del precedente, nel quale sono state messe a dimora circa 730.000 tonnellate di rifiuti.
Il Bacino 2 ha operato fino a tutto il 2008 ed attualmente è in fase di copertura provvisoria (vedi foto Bacino 2), in attesa che maturino i previsti assestamenti e si possa così procedere alla sigillatura definitiva e al ripristino ambientale dell’area.

Bacino 2

Sempre all’interno del perimetro dell’impianto dal 2009 è operativo il terzo lotto, di circa 930.000 mc, che costituisce il completamento delle possibilità geometriche di abbancamento nell’area.


La gestione dell’impianto

Il Piano Provinciale dei Rifiuti assegna alla Discarica di Fano l’ambito di smaltimento dei rifiuti urbani prodotti dai Comuni di Fano, S. Costanzo, Mondolfo, Cartoceto e Monte Porzio.
Mediamente vengono conferite circa 60.000 tonnellate/anno, di cui l’80% di rifiuti urbani e 20% di rifiuti speciali (quelli prodotti dalle attività produttive).
Quotidianamente pervengono in impianto circa 50 automezzi (tra pubblici e privati) con un conferimento medio di circa 200 tonnellate/giorno.
L’impianto è di proprietà della società ASET Holding S.p.A., mentre ASET S.p.A è titolare delle autorizzazioni alla gestione della discarica (scarica l’Autorizzazione vigente dall’area Download).
Quindi, mentre la prima si occupa degli investimenti, alla seconda è affidato il compito della gestione ordinaria dell’impianto.
ASET Holding, tramite una società controllata (AURA S.p.A.), gestisce anche la captazione e la valorizzazione energetica del biogas prodotto dalla fermentazione dei rifiuti.
ASET si occupa del servizio di raccolta dei rifiuti urbani dei 18 Comuni soci, portando presso la Discarica di Fano solo i rifiuti urbani dei 5 Comuni facenti parte dell’ambito di smaltimento.
Entrambe le società sono a completo capitale pubblico, con socio di maggioranza il Comune di Fano.
Presso l’impianto operano, su due turni di lavoro, 6 addetti alla movimentazione dei rifiuti e alla manutenzione e 2 addetti alle attività amministrative.

 

Procedure di accettazione dei rifiuti

Oltre ai rifiuti urbani, di cui si è già detto, nella Discarica di Fano possono essere smaltiti anche rifiuti speciali (non pericolosi), quelli cioè prodotti dalle attività artigianali, industriali e di servizio operanti sul territorio.
Pervengono all’impianto anche i fanghi di risulta degli impianti pubblici di depurazione biologica delle acque reflue.
Le aziende che vogliono conferire i propri rifiuti presso la Discarica di Fano devono sottostare ad un rigido protocollo di verifiche e controlli. Le procedure di accettazione sono state concordate con la Provincia di Pesaro e Urbino in conformità alle norme vigenti.
Per ogni tipologia di rifiuto (identificato con un preciso codice cd. CER) le aziende devono presentare annualmente una “Caratterizzazione di base” (vd. Documentazione per l’accesso), una sorta di carta di identità del rifiuto, ed una dettagliata analisi chimica secondo le metodiche stabilite. Solo alcune tipologie di rifiuto (ad es. gli imballaggi) sono ammesse senza caratterizzazione chimica.
Le aziende devono anche essere iscritte alla Camera di Commercio e all’Albo Gestori Ambientali (solo per chi trasporta in conto proprio).
Tutti la documentazione presentata viene verificata; vengono anche eseguite analisi di riscontro su campioni di rifiuto prelevati direttamente presso gli stabilimenti produttivi.
Solo dopo tali verifiche la ditta richiedente, previa stipula di apposita convenzione (vd. Documentazione per l’accesso), viene autorizzata a conferire i rifiuti in discarica.
I rifiuti devono essere trasportati e conferiti presso l’impianto solo mediante apposito documento di accompagnamento (cd. Formulario), che ne certifica la provenienza, la natura e la quantità.
All’atto del conferimento e comunque prima della messa a dimora vengono eseguite ispezioni visive e merceologiche dei rifiuti (cd. Verifiche in Loco). Per le tipologie di rifiuto che lo richiedono, si procede anche a campionamenti casuali per il riscontro delle caratteristiche chimiche e merceologiche dichiarate.
In caso di difformità, i rifiuti vengono respinti, procedendo ad informare le autorità di controllo.

L'ingresso dell'impianto


Come è fatto l’impianto

Le discariche prevedono uno stoccaggio definitivo dei rifiuti, mediante interramento, in siti idonei e controllati. La messa a dimora dei rifiuti avviene per strati sovrapposti adeguatamente costipati, allo scopo di facilitare la fermentazione della materia organica.
I processi di decomposizione delle sostanze organiche avvengono spontaneamente ad opera dei batteri anaerobici; detti processi portano alla produzione di percolato e biogas, la cui diffusione, se non adeguatamente controllata, sarebbe causa di inquinamento dell’ambiente circostante.
Il percolato è il liquido prodotto dall'infiltrazione delle acque meteoriche nella massa dei rifiuti o dalla decomposizione degli stessi. Il biogas è una miscela di gas composta principalmente da anidride carbonica e metano, prodotta dalla fermentazione dei rifiuti.
Quindi i criteri di costruzione di una discarica controllata devono garantire la limitazione del flusso degli inquinanti verso l’ambiente esterno, tramite la realizzazione di barriere di impermeabilizzazione, sistemi di drenaggio del percolato e di captazione del biogas.
La Discarica di Monteschiantello è dotata di tali protezioni.
Le vasche dei nuovi lotti in cui vengono stoccati i rifiuti sono infatti munite di sistemi di impermeabilizzazione e protezione del fondo e delle sponde, costituiti da uno strato di argilla compattata, geomembrane impermeabili e geotessuti di protezione.
Una fitta rete di tubazioni e adeguati spessori di ghiaia garantiscono invece il drenaggio del percolato. Questo viene raccolto a valle dell’impianto in una stazione di pompaggio (vedi foto), da qui viene inviato ad una vasca di lagunaggio ed equalizzazione, quindi inviato alla depurazione.

La stazione di pompaggio del percolato


Nella Discarica di Fano sono operativi circa 100 pozzi di captazione del biogas. Una fitta rete di tubi (circa 23 km) trasporta il biogas alla centrale di estrazione (vedi foto), equipaggiata con un impianto di recupero energetico avente potenza elettrica pari a 1 MW ed una torcia ad alta temperatura che viene usata nei casi di manutenzione dei motori.
Annualmente vengono prodotti circa 7.000 MWh di corrente (che vengono immesse direttamente in rete) corrispondenti alle necessità di circa 330 utenze familiari.

La centrale di estrazione ed utilizzo energetico del biogas


I presidi ambientali

In adempimento delle disposizioni contenute nella normativa di settore, ASET si è dotata di un ampio sistema di monitoraggio ambientale.
Vengono infatti eseguiti controlli periodici su tutte le matrici ambientali (aria, acqua e suolo), al fine di verificare l’impatto prodotto dall’impianto ed identificare potenziali forme di inquinamento.  Scarica dal sito (area Download) la Carta dei punti di monitoraggio.
Il piano dei monitoraggi è costituito dal Piano di Sorveglianza e Controllo (PSC), approvato dall’Agenzia Regionale per l’Ambiente delle Marche (ARPAM) e dalla Provincia.

Punti di monitoraggio


Il PSC prevede i seguenti campionamenti e/o misure periodiche:

- Analisi delle acque sotterranee (in n. 19 piezometri);
- Analisi delle acque superficiali (canalette interne e fossi esterni);
- Analisi delle acque dell’insaturo (lisimetro);
- Analisi del percolato;
- Livelli piezometrici;
- Produzione percolato e bilancio idrologico;
- Analisi di qualità dell’area in aree esterne all’impianto;
- Analisi di qualità dell’area sul perimetro dell’impianto;
- Analisi di qualità dell’area nei piezometri e micropiezometri per la valutazione di eventuali migrazioni sotterranee di biogas;
- Caratterizzazione e produzione del biogas;
- Misura delle emissioni diffuse dalla superficie delle aree abbancate;
- Rilievi topografici;
- Controllo assestamenti su mire fisse;
- Tomografie geolettriche;
- Rilievi fotografici;
- Misure inclinometriche (in n. 4 inclinometri).

Oltre a dette indagini ASET svolge anche:

- Rilievi termografici delle aree abbancate;
- Caratterizzazione del suolo;
- Studi di impatto mediante bio-indicatori (scarabei-carabidi);
- Indagini fonometriche.

L’esito delle indagini viene raccolto in un dettagliato Report Ambientale semestrale che viene inviato agli organi di controllo.
Una relazione sintetica di tale indagine viene anche inviata ai Comuni interessati e pubblicata sul sito web aziendale (vedi area Download).

Attraverso i dati raccolti dalla stazione meteo posta all’ingresso dell’impianto è infine possibile ricostruire l’andamento termopluviometrico dell’area, molto utile agli studi di impatto ambientale.
I dati raccolti dalla stazione ASET sono visualizzabili e scaricabili dal sito
www.asetfano-meteo.it

La stazione meteo della Discarica