Compostaggio

Gli impianti di compostaggio

Il riciclaggio dei rifiuti organici
Circa il 30% dei rifiuti urbani è costituito dai cosiddetti rifiuti organici, provenienti principalmente dagli scarti alimentari di cucina (sia domestici che da mense e ristoranti), dalla gestione dei giardini pubblici e privati (sfalci, potature, foglie) e dai mercati (scarti ortofrutticoli).
Si tratta quindi di una grande quantità di materiale che attualmente, purtroppo, finisce ancora in discarica.
Per fare un esempio si stima che la sola città di Fano, nel 2001, abbia prodotto circa 10.000 tonnellate di questa tipologia di rifiuti.
Non è quindi un problema di poco conto!
Riciclare questi rifiuti conviene sotto molti punti di vista: diminuisce il fabbisogno di discariche, si riducono i costi di smaltimento, si evita la produzione di inquinanti (odori e percolato in discarica o eventuale bruciatura di questi scarti), si recupera un prezioso materiale utile a garantire la fertilità dei suoli.

I vari tipi di  compostaggio
L’attività di riciclaggio della materia organica non più utilizzabile (rifiuti organici) si chiama compostaggio; in pratica viene riprodotto, in forma controllata ed accelerata, il ciclo naturale di decomposizione della sostanza organica; tale compito è affidato agli organismi decompositori (batteri, funghi, insetti, acari, lombrichi, ecc.) che, attraverso il loro lavoro, consentono la trasformazione dei principali elementi chimici dalla forma “vivente” alla forma minerale, in modo da poter ritornare a disposizione degli organismi fotosintetizzanti (piante) sotto forma di “concime”.
In altre parole gli organismi decompositori permettono di chiudere il ciclo della materia utilizzata dagli organismi viventi.
Tale operazione può essere condotta in ambito domestico (compostaggio domestico), nelle aziende agrarie in sostituzione del letame (compostaggio aziendale), o in appositi impianti aventi grande capacità di trattamento (compostaggio industriale).
In ogni caso il processo avviene in presenza di aria (ambiente aerobico). La decomposizione aerobica non crea odori sgradevoli come invece si verifica nella decomposizione anaerobica di tipo fermentativo (processo che avviene in discarica).

Gli impianti di compostaggio (vecchi e nuovi)
Nei decenni passati, per il recupero di questi rifiuti, si erano costruiti degli impianti che prevedevano: la triturazione dei rifiuti indifferenziati (i sacchi della spazzatura), la separazione delle frazioni non organiche (ad esempio i metalli) ed il successivo compostaggio della frazione organica così separata. Il contatto dei materiali organici con i rifiuti pericolosi, quali pile, farmaci, prodotti chimici di uso domestico, ecc. (purtroppo sempre presenti nei rifiuti urbani), provocava però un loro inquinamento, producendo un compost contaminato e di scarsa qualità agronomica; inoltre la presenza di residui di vetro e plastica ha contribuito a creare una “cattiva fama” al compost.

Per superare tali problemi la strada intrapresa per ottenere un  compost di qualità è la raccolta differenziata dei materiali organici che impedisce la loro contaminazione.
L’attività di separazione e raccolta distinta dei rifiuti organici, svolta dai cittadini e dalle aziende di gestione dei rifiuti a monte dei processi di trattamento, permette di ottenere un prezioso materiale utile alla fertilizzazione dei terreni.
Gli impianti di nuova concezione, mediante un attento controllo dei parametri di processo (temperatura, umidità, ossigeno), consentono di ottimizzare i vari passaggi di trattamento, ridurre i tempi ed i costi di lavorazione, garantendo la qualità del prodotto finale.

I prodotti ottenuti
A seconda della tipologia di scarti utilizzata per la produzione del compost si ottengono diversi tipi di compost, aventi diverse caratteristiche agronomiche; i più comuni sono:

  • Compost verde: proveniente dai rifiuti organici di natura vegetale, cioè: scarti di aree verdi pubbliche e private (potature, sfalci, foglie), rifiuti mercatali (cassette, scarti di frutta e verdura, fiori), scarti della lavorazione del  legno e della carta.
  • Compost da matrice organica selezionata: è il compost prodotto tramite l’attivazione di specifiche raccolte differenziate (scarti organici domestici, di mense e ristoranti, dei mercati, degli orti), fanghi di depurazione dei reflui civili, reflui zootecnici, rifiuti delle industrie agroalimentari.
  • Compost misto: è prodotto a partire da miscele di materiali di diversa tipologia e provenienza.

Tutti i compost, anche se aventi caratteristiche agronomiche diverse, sono degli ottimi ammendanti organici.

L’impianto di compostaggio dell’ASET
Presso la discarica di Monteschiantello, situata nel Comune di Fano, l’ASET sta realizzando un impianto di compostaggio per il trattamento della frazione verde (essenzialmente sfalci e ramaglie).
Il materiale organico viene preventivamente triturato e sfibrato; successivamente viene posto in cumuli, nei quali si realizza la bio-ossidazione di suoi componenti, con consumo di ossigeno,  innalzamento della temperatura (sino a 60-70° C) e conseguente eliminazione degli organismi patogeni. La massa deve essere periodicamente rivoltata ed areata per garantire una adeguata disponibilità di ossigeno.
Al termine di questa fase si ottiene un compost “fresco” ricco di elementi nutritivi, già utilizzabile quindi perché ad alto potere concimante.
Segue una fase di “stagionatura”, al termine del quale si ottiene un compost cosiddetto “maturo”, ricco di humus; il materiale compostato diviene cioè biologicamente stabile ed è pronto per essere utilizzato come terriccio.
Successive fasi di vagliatura (mediante un vaglio rotante) garantiscono l’allontanamento degli scarti e la raffinazione del compost.